LA GUERRA DI NONNO FRANCO

Racconto sull'aggressibità del marketing nei confronti dell'infanzia
Scritto da Guido Castiglia

Tutti dicevano che nonno Franco era matto.
Daniele non la pensava così.
Il nonno, per lui, era un eroe, un avventuriero con tanti segreti.
L’unica persona che poteva avere il privilegio di conoscere quei segreti era proprio lui, Davide, il suo unico nipotino.
Davide aveva dieci anni, faceva i compiti quasi volentieri, giocava alla play station un’ora al giorno, ma non tutti i giorni e guardava alla televisione le avventure di Mister Pitrix, un cartone animato che era arrivato in tivù da poco, ma che già tutti i suoi compagni guardavano.
Il nonno Franco aveva imparato a giocare alla play, ma preferiva giocare a carte il sabato pomeriggio con i suoi amici del circolo: il falegname Pierin, Gustavo il postino in pensione e Gino chiamato Peones, perché aveva fatto il contadino in Sud America.
Nonno Franco, Pierin, Gustavo e Peones erano chiamati dalla gente del quartiere “i tre moschettieri”.
Davide non capiva perché li chiamavano così se erano in quattro e un giorno lo chiese al nonno.
“Non l’hai capito?” chiese il nonno stupito.
Davide fece di no con la testa.
“Perché io sono D’Artagnan!” – rispose in nonno, con un mezzo sorriso sotto i baffi bianchi.
Davide continuava a non capire, anche perché la storia dei tre moschettieri e di questo D’Artagnan, lui non l’aveva mai vista.
Rimase con una faccia tra lo stupito e lo stupido.
Il nonno rimase un attimo in silenzio, poi con un gesto brusco lo prese per un braccio e, quasi trascinandolo, lo portò lontano dalle orecchie indiscrete della mamma e del papà che stavano controllando il telecomando della televisione che non funzionava e disse: “Lascia stare i tre moschettieri. Ti posso confidare un segreto? Ma resti tra noi Davide, non dirlo a nessuno!”.
Davide era tutto orecchi.
“Io e i miei amici, stiamo combattendo una guerra!”
Davide spalancò gli occhi ed esclamò: “Quale guerra?”
“Ssssst, silenziooo!” Non farti sentire che qui è pieno di spie!”.
Era serio il nonno in quel momento.
Continuava a tenerlo per il braccio come se non si fidasse, come se avesse paura che il suo amato nipotino potesse tradirlo.
Poi continuò: “Ti racconto tutto, ma devi sapere che nel momento in cui sarai a conoscenza di ciò che sto per dirti, sarai in guerra anche tu ... ora io ti lascio il braccio, se non vuoi rischiare vai a giocare e non dirò niente, sa resti, ti racconterò e sari dei nostri”.


Nonno Franco lasciò piano piano il braccio di Davide.
Lui non si mosse. Il nonno e il nipote si guardavano, seri, negli occhi.
“Siamo nel pieno di un’invasione! L’esercito nemico vuole conquistare il mondo. Ma noi non lo permetteremo! Siamo in tanti a combattere, ma qui in paese siamo solo in quattro”.
“I tre moschieri e il signor d’Parpagnano?” disse Davide.
“D’Artagnan non Parpagnano! Va beh! Non ha importanza. Siamo quattro nonni, ma abbiamo la volontà di cento uomini”.
“Ma chi è il nemico?” - chiese Davide.
Il nonno si alzò e con aria disinvolta prese la mano di Davide e attraversò la cucina dicendo: “Io e Davide andiamo a farci una passeggiata, gli devo far vedere le foglioline che stanno nascendo nell’orto”.
Il papà e la mamma fecero distrattamente un cenno affermativo con la testa, mentre rimettevano insieme i pezzi del telecomando, completamente smontato.
Girato l’angolo della casa, nonno Franco disse: “Caro Davide, ora ti dirò una cosa che stenterai a credere, ma fidati di tuo nonno, alle volte le cose più innocue possono essere molto pericolose. Chi ci sta invadendo vuole conquistare la mente dei bambini”.
“La mente dei bambini?” ripeté sottovoce Davide.
“Si, la mente di tutti i bambini, anche di quelli più piccoli. Tu sei pronto a difenderti e a difendere quelli più piccoli di te?”.
“Certo nonno. Ma da chi ci dobbiamo difendere?”
Per un attimo ci fu silenzio.
Il nonno si guardava intorno, poi fissò lo sguardo all’orizzonte, dove la nebbia faceva intravedere i palazzi della periferia cittadina.
Poi con voce chiara disse: “Mister Pritix”.
“Mister Pritix?!” esclamò Davide. “Ma se è un cartone animato!”.
Davide sapeva ben distinguere i pericoli veri dai pericoli finti e per un attimo pensò che il nonno e i suoi amici fossero invecchiati un po’ troppo.
Nonno Franco vide la perplessità sul viso del nipote e, con voce calma, riprese: “So che è difficile per te, credere alle parole di un vecchio, ma devi sapere che l’esercito di Mister Pitrix ...”
“Ma non ha un esercito Mister Pitrix!” – interruppe Davide.
“Tu credi che non ce l’abbia! Invece, è pieno di Mister Pitrix, tutti uguali ...”
“Clonati?” chiese Davide.
“Clonati!” rispose il nonno. “Milioni di Mister Pitrix clonati stanno invadendo la terra, si stanno preparando.


Ora tu lo vedi per televisione come un divertente cartone animato, ma prima dell’estate comincerai a vederlo ovunque: sulle scarpe, sui portachiavi, a forma di pupazzetto, dentro le merendine, a forma di gelato e poi sui portapenne, dentro gli zaini di scuola, sulle matite e alla fine s’installerà come un virus del computer, nella mente di tutti i bambini e a quel punto avrà vinto! Nessuno potrà fare a meno della presenza di Mister Pitrix”.
Davide lo guardava affascinato ma dubbioso: “E che male può fare?” chiese improvvisamente al nonno.
Il nonno si sedette su una vecchia sedia impagliata, gli prese le mani nelle sue, lo guardò negli occhi e con voce bassa e un po’ triste rispose: “Può cancellare le parole”.
“Le parole?”
“Le parole! Sono importanti le parole, fanno capire di che cosa parli. Puoi sceglierle, puoi farle sposare con altre parole e fare un discorso che esprima la tua intelligenza. Ma se le parole cominciano a mancarti, non potrai mai dimostrare di essere intelligente, non potrai mai esprimere la tua idea o comunicare la tua fantasia. Ricorda: con le poche e povere parole della lingua di Pitrix, nessuno sarà più capace di ragionare con la propria testa.”
Davide cominciava a non capire.
La voce della mamma richiamò l’attenzione di tutti e due: “Nonno! Davide! Venite! Il papà è riuscito ad aggiustare il telecomando!”.
Il nonno e il nipotino, entrarono in casa sorridenti.
Il papà li accolse esclamando fiero: “Sono riuscito a riparartelo! Era una micro saldatura che era saltata, ora funziona!”, così dicendo, accese la televisione.
Pranzarono con la tivù accesa, guardarono tre telegiornali, che dicevano più o meno le stesse cose poi, Davide, la mamma e il papà, salutarono nonno Franco e s’infilarono in macchina.
Mentre l’auto si muoveva Davide salutò con la mano il nonno e lui rispose con un sorriso e con il dito indice davanti alle labbra come per dire: Ssssss! Mi raccomando ... il nostro segreto!
Mentre la macchina svoltava l’ultima curva, Davide vide rientrare in casa il nonno e poi, all’ultimo istante, gli parve di vedere volar via dalla finestra qualche cosa, un piccolo oggetto.
L’intera settimana passò come al solito: scuola, compiti, play e tivù.
Davide quella settimana cominciò a guardare con molta attenzione il cartone di Pitrix, cercando di capire se il nonno aveva sognato o se ciò che gli aveva raccontato era vero.
Non trovò niente di strano, anzi, era divertentissimo.


Era così divertente che a scuola i suoi compagni cominciavano a farne l’imitazione, prolungando così il divertimento anche a televisione spenta.
Arrivò il sabato e come d’abitudine i genitori di Davide fecero la spesa all’Iper Spendibene, il centro commerciale più vicino.
Passeggiando annoiato tra le corsie e gli scaffali, Davide guardava le diverse confezioni di biscotti e merendine, cercando i regali più interessanti.
Girando un angolo, tra i biscotti della Fattoria di stelle e le merendine Kleine Kinder, si imbattè, anzi, sbatté il naso contro una sagoma di cartone enorme.
Davide non capiva cosa fosse, poi, allontanandosi di qualche passo, riconobbe un enorme Pitrix in cartone, coloratissimo, con la spada lucente in mano che indicava uno scaffale.
“Le merendine di Pitrix!” esclamò Davide, correndo dalla mamma.
Quando Davide espresse il desiderio di acquistare le merendine di Pitrix, la mamma disse con sicurezza e autorità: “Ma figuriamoci se ti compro quelle merendine! Sono uguali alle altre e costano il doppio!”.
Davide si rassegnò.
Quella domenica la mamma e il papà decisero di fare dei lavoretti in casa e non andarono a trovare il nonno.
Davide giocò un po’ di più alla play, poi passò ad un gioco del computer.
La tivù rimase accesa tutto il giorno.
Ogni tanto c’era anche qualche programma in mezzo alle pubblicità.
Quando meno se l’aspettava spuntò Pitrix, cantando una canzoncina facile facile e urlando a squarciagola il suo motto, come sempre faceva: “Se non sei della banda Pitrix allora sei un mollusco che fa disgusto!”.
A Davide tornò in mente il nonno e le merendine dell’ipermercato.
Pensò che il nonno fosse vecchio e ormai viveva nel suo mondo di sogni vecchi.
Il mattino seguente, quando arrivò a scuola, i suoi compagni stavano cantando la canzoncina di Pitrix, ma la cosa più sconcertante era che a dirigere il coretto era proprio la maestra.
La maestra che canta la canzoncina di Pitrix?
Questa non se la sarebbe mai aspettata.
Nell’intervallo, un’altra sorpresa: più di metà della classe aveva le merendine Pitrix.
Lui no.
Lo presero in giro.


Il sabato seguente Davide fece il diavolo a quattro per avere quelle merendine e alla fine la mamma cedette, decise di comprare un surgelato in meno e di soddisfare suo figlio.
Mentre erano quasi alle casse, Davide si fermò di colpo.
Cosa aveva visto?
Le ultime scarpe da ginnastica: Pitrix!
Proprio sul tallone della scarpa spiccava il Pitrix coloratissimo.
Costavano tanto ma era pieno di ragazzini che se le provavano con l’intenzione di comprarle.
Davide non osò avanzare nessuna richiesta.
La domenica pomeriggio, quando l’auto s’infilò nel cortile della casa del nonno, Davide vide Pierin, Gino e Peones al fianco del nonno, sembravano davvero i moschettieri, tutti con i baffi bianchi.
Quando il papà entrò in casa, con un gesto automatico cercò di prendere il telecomando della tivù al suo solito posto sul tavolo ma non lo trovò.
Il nonno entrò con i suoi amici, tutti si salutarono educatamente, poi il nonno versò un bicchiere di vino ad ognuno dei moschettieri.
Il papà chiese: “Dov’è il telecomando?”
“La fuori, non funzionava più!” rispose il nonno.
“Ma come non funzionava! L’ho aggiustato l’altra volta! Dov’è? Che te lo aggiusto di nuovo”.
“Non c’è bisogno ...”
“Come non c’è bisogno?! Dai non dire sciocchezze, dimmi dov’è che lo aggiusto” - incalzò il papà.
“La fuori, vicino alle galline!”
Il papà usci, evidentemente scocciato.
Quando la mamma salì al piano di sopra i moschettieri fecero segno a Davide di avvicinarsi.
“Allora?” chiese il nonno.
“Allora cosa?”
“Hai visto che l’invasione avanza?”
“Ma che invasione nonno! E’ soltanto pubblicità! Siccome a noi bambini piace quel personaggio, lo hanno fatto diventare un marchio!” rispose Davide.
“Che intelligente questo ragazzino!” esclamò Peones mentre si preparava la pipa da fumare.
“Già, ma non abbastanza da capire che noi parliamo seriamente!” incalzò il nonno con un’espressione piuttosto delusa e aggiunse: “Vai, vai a giocare marmocchio! Non sei degno di essere dei nostri!”.
Davide ci rimase male ed usci a cercare il papà.


Lo trovò davanti al recinto delle galline, il papà aveva la faccia che assomigliava a quella di uno spaventapasseri: occhi spalancati come palline da ping pong, immobile con la bocca leggermente aperta.
Davide, guardando nella stessa direzione del papà capì immediatamente: in mezzo al recinto c’era un mucchietto di telecomandi rotti.
“Raccolta differenziata!” gridò il signor Gino appoggiato alla porta di casa con il bicchiere in mano.
Il papà si voltò.
“Siamo molto scrupolosi sa’? Noi raccogliamo la plastica dei telecomandi e la portiamo in discarica il martedì!”
Il papà di Davide non volle sapere altro.
Dopo cena la mamma, il papà e Davide tornarono a casa.
Il lunedì, a scuola, Davide si accorse di qualche cosa di strano: i suoi compagni, quando giocavano tra di loro dicevano solamente le frasi di Pitrix, tio: “Piacevolino il budino!” oppure “Palla passa che centro quadrato!”, giocavano imitando Pitrix, cantavano la canzoncina di Pitrix, mangiavano le merendine Pitrix e indossavano le scarpe di Pitrix.
Le parole che usavano prima, anche quelle inventate per gioco, erano sparite!
Il nonno aveva ragione! Pitrix si stava appropriando delle parole e cominciava a comparire ovunque!
Se ne accorse facendo una passeggiata in centro con la mamma.
Pitrix era dappertutto: scarpe, vestiti, magliette, pigiami, portachiavi, portapenne, zaini, diari, perfino sulle mutande!
Arrivato a casa accese la televisione e iniziò una sigla nuova, quella del Pitrix News! Il Pitrixgiornale dei ragazzi! Cambiò canale.
Il presentatore di una trasmissione per anziani stava dicendo: “Capisco signora, ma vede questa vicenda ha un sapore Pitrixiano!”
Davide cominciò ad aver paura.
Quella notte, fu una notte da incubo.
Nel pieno di un sogno, Pitrix in persona spuntò fuori gridando: “Ehi! Mollusco che fa disgusto! Vuoi tu dei nostri o batti pugno che resti umano, molliccio e disgustoso!” Davide si svegliò di colpo e rimase inorridito.
La televisione si era accesa da sola, un gruppo di Pitrix tutti uguali lo guardavano e lentamente uscivano dal televisore.
Davide rimase impietrito, vide i Pitrix scaraventarsi sulle sue cose marchiandole tutte, infine un Pitrix gli saltò sulla faccia per stamparsi in fronte.
Con un urlo Davide si svegliò, era un incubo.


La stanza era buia ma la lucina rossa del televisore in stand-by era accesa.
Per precauzione si alzò, tremando di paura e la spense.
Tutto si fece ancora più buio.
Quella domenica non si mossero di casa, ma dopo pranzo, alle due in punto, suonò il campanello, era il nonno con i moschettieri.
“Siamo passati a trovarvi, così scrocchiamo un caffè!” disse in nonno al citofono.
Il papà sorrise.
La mamma sbuffò perché non aveva ancora sparecchiato e non aspettava ospiti.
I moschettieri entrarono.
Il nonno, con uno sguardo veloce, osservò Davide e gli fece l’occhiolino.
Davide sorrise.
Dopo il caffè e due chiacchiere Davide raggiunse in nonno e gli sussurrò all’orecchio: “Sono dei vostri!”.
Il nonno guardò gli altri tre.
Come se si fossero messi d’accordo si alzarono e tutti e quattro fecero un gesto strano: stesero il braccio e misero la loro mano destra una sull’altra.
Attesero.
Davide mise anche la sua, allora tuonarono le quattro voci: “Tutti per uno, uno per tutti!”
Davide aggiunse: “Anch’io!”
La mamma e il papà fecero un’espressione divertita, scambiando quel giuramento come un giochino tra quattro vecchi e un bambino.
Il nonno, i moschettieri e Davide andarono a fare una riunione in salotto: “Ho capito nonno! E’ davvero un’invasione, ma come facciamo a combatterla!”.
Rispose Pierin: “Chiudendo la finestra temporale che gli invasori usano per entrare nel nostro mondo”
Davide capì: “La televisione?!”
“Si!” fecero insieme i quattro vecchi.
“Ma poi come si fa?” chiese Davide preoccupato.
“Stai tranquillo, non c’è bisogno di distruggere la televisione, basta spegnerla al momento giusto!” disse Peones.
“E le parole che si perdono?”
“Per queste ci abbiamo pensato noi, ma, attento, è una cosa che si fa di nascosto! Non ti deve scoprire nessuno”.
Così dicendo il nonno tirò fuori dalla tasca della giacca di velluto un vecchio libro.


Sulla copertina il titolo recitava: Le avventure dei tre moschettieri.
“Leggilo. Un capitolo alla volta” - disse Gino.
“Impara bene un capitolo alla volta e raccontalo, per tutta la settimana, a pezzetti, ai tuoi amici” - disse Gustavo.
“Ti diamo il compito di arruolare più moschettieri che puoi” - aggiunse Peones.
“Ora hai capito, sei dei nostri, le parole si conquistano poco alla volta e si devono difendere, altrimenti l’esercito dei Pitrix, distruggerà tutto!” - concluse il nonno.
Era arrivata l’ora di andarsene, i quattro vecchi salutarono i genitori di Davide il quale, veloce come un fulmine s’infilò in camera sua.
Il papà lo guardò entrare in camera e rivolgendosi ai quattro vecchi signori disse: “Eh! Ha fretta di vedere i suoi programmi preferiti .. sapete com’è, è un bambino!”.
Ma esattamente in quel momento si sentì la voce di Davide esclamare: “Oh oh! Si è rotto il telecomando!”.
Il nonno sorrise, salutò e la porta si chiuse.