Il progetto d’elaborazione di un Centro espressivo e creativo avviato nel 2006 attraverso un sondaggio diretto con
ragazzi e ragazze dai 13 ai 25 anni, ha reso nitido un panorama di desideri ed esigenze diversificato,
dal quale però emergono alcune costanti interessanti, che hanno dato il via ad una riflessione più mirata,
nell’ottica della realizzazione di un luogo "ideale" di aggregazione e sul metodo da applicare.
(vedi sondaggio GENEriamo 2006).
GENEriamo 2007 diviene quindi una nuova Agorà di confronto, questa volta con giovani dell’Istituto Porporato di Pinerolo,
al fine di giungere ad una stesura, in itinere, di un concreto progetto dal quale poter muovere i primi passi.
Sarà un percorso indicativo forte, da vagliare e verificare costantemente con il confronto diretto,
per la realizzazione di un sogno durante il cammino verso la realizzazione di un’utopia.
Qui sotto riportiamo la riflessione conclusiva del 2006, ponte e motore del nuovo percorso.
Ragionando sulle idee e sui desideri dei ragazzi incontrati, possiamo determinare quattro osservazioni fondamentali:
- 1) L'idea di un luogo creativo ed espressivo sarebbe ben accolto dai ragazzi, a condizione che sia realmente un
luogo liberatorio e di decompressione.
Libertà e rilassamento sono i primi elementi sui quali poter fondare le basi di una creatività espressiva.
- 2) Il Centro necessita di due "stanze" complementari: la stanza dello sfogo
(attività fisica libera dove poter scaricare le tensioni) e la stanza senza tema (luogo di decompressione, rilassamento, e incontro).
Stanze preliminari all'esperienza creativa.
- 3) Motore del centro sono le Stanze delle Arti, dove poter incontrare adulti portatori di esperienze e capacità,
maestri che siano in grado di comunicare e far sperimentare, non le tecniche, ma il cuore motivante dell'arte espressiva
(vedi riferimento ad Arno Stern per quanto riguarda l'arte figurativa www.arnostern.com).
- 4) Il Centro espressivo e creativo dovrebbe essere promotore di iniziative ed incontri
(di breve durata) rivolte ad esperienze peculiari nel campo delle arti.
Inoltre
Sono emerse grandi differenze di desideri e sensibilità tra le diverse età dei partecipanti,
in generale i ragazzi tra i 13 e i 15 anni hanno esigenze diverse dai ragazzi e ragazze tra i 16 e i 20 anni.
Questa ovvia osservazione indica l'esigenza di attivare iniziative separate, di volta in volta, rivolte alle differenti fasce di età.
Nonostante il sondaggio 2006 sia ristretto ad un campione di poche decine di ragazzi, emerge una volontà ben definita,
ovvero la voglia di non essere inglobati ed etichettati, né fisicamente né teoricamente,
in quegli stereotipi negativi che emergono dalle inchieste che, seppur reali e preoccupanti,
prediligono situazioni estreme e degradate.
(vedi l'interessante testo di Maria Lombardo Pijola
"ho 12 anni faccio la cubista mi chiamano principessa - storie di bulli, lolite e altri bimbi" -
ed. Grandi asSaggi Bompiani).
È tendenza dei media mettere in evidenza aspetti poco conosciuti e negativi dell'adolescenza, vuoi perché più interessanti e accattivanti,
vuoi per mettere in avviso e far riflettere gli adulti su una realtà che spesso non viene "letta" come segnale sociale,
ma il rischio è di dare un'impressione generalizzata e superficiale di una generazione immotivata, depressa,
condizionata e deprivata di stimoli ed emozioni, incapace di affetto e sentimenti e alla ricerca di stimoli sempre più immediati
e forti nella totale dimenticanza delle sfumature emotive, oltre che della legalità e del rischio della salute.
Dimensione innegabile senza ogni dubbio, situazione allarmante che emerge dalle cronache più tragiche, che rischia
di mettere in ombra una maggioranza silenziosa e disorientata ma, soprattutto, che può tendere facilmente a spostare l'asse delle responsabilità.
Purtroppo spesso sono gli adulti ad essere demotivati e che deprivano gli adolescenti di stimoli positivi e forti o,
peggio ancora è il mondo adulto degli interessi economici a condizionare il mondo dell'infanzia e il mondo dell'adolescenza nel tentativo,
riuscito, di trasformarli in target, nell'utenza di un marketing aggressivo e spietato a loro rivolto
e nel quale meccanismo cadono senza consapevolezza.
Sistema, questo, che rende la vita un circuito di competizione crudele e spesso violento,
dove le emozioni sono delegate agli spot pubblicitari e i rapporti tra persone sono mediati da linguaggi sempre più sintetici,
deformati e soprattutto informatizzati (vedi il testo della ricercatrice Juliet B. Schor
"Nati per comprare" ed. Apogeo).
La creazione di uno spazio creativo s'inserisce in quest'ottica facendo assumere all'iniziativa l'aspetto di qualche cosa
di più di un ennesimo luogo di apprendimento e/o divertimento; Il Centro Creativo ed Espressivo, dopo questo primo sondaggio,
si delinea come
LUOGO DEL FARE, dell'incontrare e dello sperimentare alla ricerca di una propria capacità comunicativa;
è il luogo del corpo e dello spirito, ma allo stesso tempo il luogo dove potersi "lavare" (sfogo e decompressione)
dalle sporcizie di un meccanismo sociale basato sul marketing che ci imbratta in ogni momento della vita.
Tornare ad appropriarsi delle capacità espressive può significare lavarsi dai condizionamenti per poter ritrovare la genuinità di se stessi,
nei gesti, nelle parole, nel costruire sogni ... come in quei "popoli risparmiati" citati da Arno Stern.
Come?
Attraverso la conquista o riconquista delle capacità relazionali e comunicative, riscoprendo quelle energie insite
nell'essere umano che portano le persone a raccontarsi, a comunicare, magari rimettendo in moto capacità espressive sopite e latenti,
scoprendo le proprie possibilità creative.
Dove?
In luoghi di scoperta e riappropriazione.
Diretti dalla volontà univoca di affermare i valori del rispetto, nel diritto paritario di esprimersi e di apprendere liberamente.
Spazi dove l'aggregazione avviene per forza centripeta della creatività e della volontà di comunicare ...
di affermare in modo tangibile la propria esistenza emotiva.
Ma riappropriarsi di cosa?
Della genuinità del gesto.
Della gratuità del comunicare.
Della primordialità dell'atto espressivo.
Dell'energia attiva e creatrice.
Dell'immaginazione realizzata e fatta materia.
Per imparare cosa?
Niente, piuttosto per scoprire qualche cosa.
Utopia?
Si, ma senza utopia, senza orizzonte, senza obiettivo non può cominciare la realizzazione di un cammino verso la costruzione di un sogno.
Questa sintesi e riflessione richiede un confronto e una ulteriore elaborazione con molti altri ragazzi e ragazze nel tentativo
di delineare ancor meglio un progetto da perseguire; questo è il lavoro di GENEriamo 2007.