FILASTROCCHE E STORIE SCIOCCHE

Ovvero la fantastica storia del maestro Severino.


Scheda didattica

con Guido Castiglia
e la partecipazione di Marina Giacometto
Musiche originali Leonardo Brizzi
Costumi Gianpiero Capitani
Disegno luci Dana Forte
Testo e regia Guido Castiglia

Trama: Una “macchina teatrale del tempo” permette all’attore di portare il pubblico in una dimensione fantastica e surreale. Il protagonista, aiutato dalla curiosa macchina scenica, racconta del suo maestro, un maestro di fantasia, delle sue incredibili lezioni ma, soprattutto, del suo mondo buffo, fatto di musica, di ritmi, di fantasia e d’immaginazione.
Con il maestro Severino tutto è possibile: che gli uccellini si facciano dirigere in una sinfonia di primavera da un improbabile direttore d’orchestra, che gli alberi parlino in rima, che buffe filastrocche rivelino la vita di tutti i giorni e che i racconti siano così sciocchi da sembrar seri. Il mondo del maestro è un mondo alla rovescia, che rivela i risvolti fantastici nascosti nelle pieghe del quotidiano.
Il maestro Severino, con la sua comicità, insegna che la fantasia e l’immaginazione sono il necessario sale per una vita altrimenti insipida.
Musiche, filastrocche, sorprese e racconti sciocchi, sono gli ingredienti di questo spettacolo, dove l’abilità del narrare è consegnata ad un attore e ad un aiuto fuori scena (anima della macchina scenica).
Temi prevalenti: “Se avessimo anche una fantastica, come una logica, sarebbe scoperta l’arte di inventare” (da “Frammenti” di Novalis). Il concetto di “fantastica”, citato da Novalis e tradotto in materia pratica da Gianni Rodari in “La grammatica della fantasia”, è l’humus dal quale nasce lo spettacolo.
La fantasia è la trasfigurazione, ironica e surreale, della realtà; essa è l’immagine della realtà revisionata dall’intelligenza sotto forma di metafora, per permettere all’essere umano di reinterpretarla, riscriverla, metabolizzarla e viverla sotto il lume della coscienza.
La fantasia quindi è frutto dell’intelligenza; riscoprirla e saperla usare, aiuta a vivere.

Tecniche e linguaggi teatrali utilizzati: Teatro d’attore. L’arte del narrare e interpretare “a vista” i personaggi narrati, è la peculiarità dell’attore di questo spettacolo. Le tecniche del teatro comico, unite alle tecniche dell’azione scenica, conferiscono allo spettacolo una cifra stilistica e un linguaggio leggeri e fruibili a diversi livelli di percezione e lettura.

Metodo di lavoro: il costante lavoro a diretto contatto con i bambini e il puntuale confronto con il loro punto di vista è una peculiarità di lavoro drammaturgico di Guido Castiglia. La costante attività creativa e laboratoriale con il mondo dell’infanzia e il costante aggiornamento e confronto con altri operatori e studiosi della poetica dell’infanzia, ha fatto nascere l’esigenza all’autore di esprimere, nella sintesi del gioco teatrale, un pensiero maturato in tanti anni di lavoro.
Il lavoro si è sviluppato in tre fasi distinte:
a) Dopo una prima stesura di frammenti, storie e filastrocche, sperimentate, nel senso e nell’efficacia, con gruppi di bambini, è stato scritto un testo sotto forma di racconto.
b) Il racconto è stato ripensato e tradotto in forma drammaturgica allo scopo di mutarlo in rappresentazione teatrale.
c) Una prima messa in scena è stata proposta a classi di bambini della scuola primaria, allo scopo di capirne percezioni e reazioni, per “tararne” i tempi e “sintonizzarne” il linguaggio.

Indicazioni sulle musiche: il lavoro con il compositore Leonardo Brizzi ha assunto un valore importante nella narrazione dello spettacolo, perché la musica è, al pari dell’attore, narratrice dell’immaginario raccontato. Nello spettacolo, la musica non è stata pensata come puro accompagnamento sonoro ma come parte integrante della narrazione.

Indicazioni sulle scenografie: la macchina teatrale, dentro e intorno alla quale agisce l’attore, è una “vera” macchina del tempo, slegata da visioni realiste ma anch’essa macchina di fantasia. Nulla, nell’invenzione scenica di Marco Muzzolon, è in eccesso e nulla offre il fianco ad effetti inutili e non giustificati dalla narrazione stessa. Il gioco scenografico concorre, con il testo, l’azione e la musica, alla realizzazione di un’immagine che si modifica con l’evolversi della narrazione.

Fascia d'età: dai 6 anni

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